oasi WWF



La morfologia del territorio, gli eventi geologici avvicendatisi nei secoli e non ultimo l'intervento dell'uomo che inconsapevolmente ha favorito l'impaludamento delle coste hanno fatto della Calabria, fino al completamento delle opere di bonifica, una terra ricca di paludi, stagni ed acquitrini.
Le zone umide ancora presenti in Calabria hanno una grande importanza naturalistica, per la salvaguardia del loro ricchissimo patrimonio botanico e faunistico. Il lago dell’Angitola assieme al lago Tarsia ed alle foci del Crati e del Neto sono le zone umide più importanti della Calabria.
Fortunatamente considerate aree protette, i laghi e le paludi della Calabria sono importanti, tra l’altro, per la tutela degli uccelli acquatici migratori, che vi possono sostare durante i loro lunghi viaggi dall’Europa all’Africa, al riparo dai pericoli della caccia.
Il lago dell’Angitola è nato alla fine degli anni ’60 a seguito della costruzione lungo l’omonimo fiume, lungo 16 miglia, di uno sbarramento artificiale, che a tutt’oggi, fa le veci delle zone umide che occupavano la piana di Sant’Eufemia e che furono bonificate per debellare la malaria e guadagnare terreni per l’agricoltura. Per la sua posizione strategica e per la penuria di paludi nella regione, oggi il lago dell’Angitola è una delle zone umide più importanti della Calabria, grazie anche agli ambienti naturali che ne caratterizzano le sponde e che sono compresi nell’oasi del WWF.
Questa fu istituita nel 1975 ed è stata dichiarata, dopo dieci anni, Zona Umida di Importanza Internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar per il gran numero di uccelli acquatici che vi svernano o vi sostano durante le migrazioni.
Il lago artificiale dell’Angitola che occupa una superficie di 196 ettari, si trova sul versante tirrenico della Calabria lungo il corso del fiume Angitola, all’estremità meridionale della Piana di Sant’Eufemia, a circa 3 km dal golfo di Sant’Eufemia stesso, tra i comuni di Maierato e Monterosso, in provincia di Vibo Valentia. Si raggiunge dall’uscita di Pizzo Calabro dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e seguendo poi la SS 110 per Serra San Bruno per 5 km.


Nell’oasi sono state osservate ben 130 specie di uccelli, con concentrazioni di migliaia di individui. Tra le più interessanti e caratteristiche ci sono lo svasso maggiore, lo svasso piccolo e il tuffetto, il tarabuso, il tarabusino (anche nidificante), l’airone bianco maggiore e l’airone rosso, che si aggiungono alle specie di ardeidi più comuni insieme al mignattaio e alla spatola, più rari.
Accidentalmente viene avvistato il fenicottero, mentre in inverno sostano diverse migliaia di anseriformi, con volpoca, germano reale (pure nidificante) moriglione, che supera talvolta i 3000 individui e persino la rara moretta tabaccata. Di passo si osservano regolarmente il gabbiano corallino, il gabbianello, il cavaliere d’Italia, la pittima reale e tante specie di limicoli, ma anche il falco pecchiaiolo, il falco pescatore, il falco di palude, il gruccione, l’upupa e il topino. Tra le specie nidificanti ci sono la folaga, la poiana, il gheppio, il barbagianni, il cannareccione e il pendolino.


La fauna dell’oasi non è costituita solo di uccelli, ma anche di mammiferi, con il tasso la donnola e la volpe e due insettivori interessanti come il riccio e la crocidura minore. Nelle acque del lago vivono il granchio d’acqua dolce, che l’inquinamento ha reso orai raro, e numerosi pesci come il carassio, la gambusia, introdotta perché grande divoratrice di larve di zanzare, e l’anguilla. Numerosi anche anfibi e rettili: vale la penna segnalare la presenza del tritone comune, della rana verde, del rospo comune e della raganella, ma anche della testuggine palustre, della biscia d’acqua e della luscengola, un sauro dalle zampette rudimentali molto piccole.

 

Tra le centinaia di specie di insetti che vivono nell’oasi si notano per la loro bellezza le libellule. Il lago, le cui anse più tranquille in estate sono coperte di lingua d’acqua, è circondato da canneti a cannuccia palustre e a tifa in cui fioriscono i gigli d’acqua gialli brillanti, da boschi igrofili di pioppi, salici bianchi e ontani neri e da vasti prati acquitrinosi. Tutt’intorno si estendono colline coperte di boschi di querce da sughero e di macchia mediterranea con corbezzolo, mirto e lentisco e vaste estensioni di coltivi. Le pinete a pino d’Aleppo sono invece di origine artificiale.